I materiali ...

COTONE

 

Il cotone è di gran lunga la fibra naturale vegetale più usata nell’intero pianeta; è largamente impiegato dall’industria tessile in virtù di alcune proprietà, quali la facilità della filatura, la resistenza, la lavabilità, l’elevato potere di assorbimento e la possibilità di sottoporla a tintura.
Questa fibra, morbida e lucente, dalle ottime proprietà igroscopiche, assicura per la stagione calda un’inimitabile sensazione di freschezza e di piacere.

viadifuna usa fibre naturali

Tuttavia il cotone che si trova normalmente in commercio è “responsabile” dell’uso di enormi quantità di pesticidi, impiegati per proteggere la pianta dai parassiti. Si calcola che il 25% circa di tutti i pesticidi prodotti ogni anno, vengano utilizzati per le coltivazioni di cotone. Tutto ciò, oltre a produrre incalcolabili danni all’ambiente e alla salute dell’uomo, impoverisce i coltivatori dei paesi più deboli del mondo, che spesso per procurarsi questi veleni finiscono per indebitarsi al limite della propria possibilità di sopravvivenza.


Quando i coltivatori si convincono a trasformare le loro colture per produrre cotone biologico, in poco tempo escono da una spirale di sempre maggiore indigenza e ritrovano una speranza nel futuro per sé e per i propri figli.


Canapa

 

Storia della coltura della canapa in Italia

La cultura della canapa per usi tessili ha una antica tradizione in Italia, veniva usata fin dall'antichità per tessuti resistenti e cordame. Molto legata all'espandersi delle Repubbliche marinare, che l'utilizzavano grandemente per corde e vele delle proprie flotte di guerra. La tradizione di utilizzarla per telerie ad uso domestico è molto antica, le tovaglie di canapa in Romagna decorate con stampi di rame nei due classici colori ruggine e verde sono oggetti di artigianato che continuano ad essere prodotti ancora oggi.

Si calcola che nella sola Emilia-Romagna, nel 1910 vi erano 45.000 ettari di terreno coltivati a canapa, soprattutto nel Ferrarese, mentre il dato complessivo di tutta Italia portava la superficie a 80.000 ettari.

Anche l'industria di trasformazione del tiglio di canapa in filato e poi in tessuto ha una antica origine. Già nel 1876 il Linificio e Canipificio Nazionale era una società quotata in borsa, una delle più antiche e longeve.

La coltivazione andò in crisi per la concorrenza, negli usi meno nobili soprattutto produzione di sacchi, della juta e successivamente del cotone e delle fibre sintetiche.

Nel 1975 quando fu inasprito il divieto della coltivazione della canapa indiana Cannabis indica e nello stesso tempo messe in atto severe normative per la canapa tessile, il settore fu del tutto abbandonato. Concause di questo era stato il crescere del costo della manodopera, problemi ecologici derivanti dal pesante impatto ambientale dei maceratoi.

Una difficoltà obiettiva, con il restringimento della normativa contro gli stupefacenti, è data dalla somiglianza morfologica delle due specie di cannabis, nonostante la profonda diversità di contenuto di THC (Tetra Hidro Cannabinolo) il principio con effetti stupefacenti.

C'è ora la possibilità che il quadro cambi, per l'accresciuta sensibilità per le produzioni agricole no alimentari, i migliorati processi produttivi ma soprattutto per l'adozione di norme dell'Unione europea. Con una evidente contraddizione, quest'ultima con regolamento CEE n 1164 del 1989 prevedeva l'erogazione di un contributo comunitario pari a lire 1.300.000 per ettaro. Proprio negli stessi anni veniva emanato in Italia il DPR 9 ottobre 1990 n. 309 recante il "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti" che menzionava il divieto di coltivazione della cannabis indica e nulla diceva a proposito della cannabis sativa. L'interpretazione corrente era stata, appunto quella dell'estensione del divieto.

I successivi regolamenti CE n. 1672/2000 e 1673/2000 ribadivano le sovvenzioni comunitarie e le autorità italiane si dovettero adeguare alle regole europee. Da qui i primi modesti tentativi di reintroduzione della coltura: 290 ettari nel 2002, 857 ettari nel 2003, 1.000 ettari nel 2004 con presenza in Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana.

Caratteristiche agronomiche

La canapa preferisce climi temperati, anche se sopporta climi più diversi. Viene seminata fitta per la canapa da "tiglio" che macerata e sfibrata dà la fibra tessile, con una produzione di fusti molto alti, anche 4 metri più rada per le piante da seme, con piante più basse e più tozze, che oltre l'utilizzo per la seminagione, può essere utilizzata per la produzione di un olio, particolarmente apprezzato per usi cosmetici e raggiunge quotazioni commerciali paragonabili all'olio extravergine di oliva.

Normativa sull'etichettatura tessile

In Italia la materia è regolata dal Decreto Legislativo 22 maggio 1999, n. 194, "Attuazione della direttiva 96/74/CE relativa alle denominazioni del settore tessile":

  • canapa fibra proveniente dal libro della canapa (Cannabis sativa) Sigla CA

Bibliografia

  • David Celetti, Filati di canapa: attuali sviluppi di una tradizione antica. Il caso Stylfil Spa, in Annali di storia dell'impresa ASSI, vol. 19, Marsilio Editore, Venezia 2007, pp. 229-292.
  • David Celetti, Produzione, trasformazione e commercio della canapa nelle province venete in età contemporanea, «Archivio Veneto», 170 (2008), pp. 91-124.

 


Lino

 

Il lino è una fibra composita ricavata dal libro del Linum usitatissimum (lino) composta per circa il 70% da cellulosa.

Come tutte le fibre liberiane, il lino ha una lunghezza media delle fibre elementari che varia dai 20 ai 30 mm; la sua finezza si aggira dai 20 ai 30 micron; la fibra presenta una sezione poligonale.

Il numero di fibre presenti nella corteccia di una singola pianta può variare da 20 a 50.

La fibra ha un aspetto lucido, si presenta con una mano fredda e scivolosa. In presenza di umidità questa fibra ne assorbe rigonfiandosi moderatamente; essendo composta principalmente da cellulosa, se bruciata produce cenere.

Il lino ha una tenacità di circa 6-7 grammi/denaro e ha un tasso di ripresa del 12% è una fibra gualcibile e poco allungabile

Le fibre del lino sono contenute nella parte interna della corteccia, chiamata comunemente tiglio, per ricavarla, gli steli, essiccati si mettono a macerare per qualche giorno in bacini d'acqua, oppure con metodo più rapido, si sottopongono all'azione del vapore acqueo o di speciali batteri: le sostanze che legano tra loro le fibre si deconpongono e si dissolvono liberando così le fibre. Gli steli vengono poi fatti essiccare , quindi sottoposti alla maciullatura per mezzo di martelli detti gràmole, azionati a mano o meccanicamente, che schiacciano e frantumano la parte legnosa. L'operazione successiva è la scotolatura, che consiste nell'asportare i frantumi legnosi e separare le fibre. L'insieme di tutte queste operazioni viene chiamato stigliatura. Si arriva pertanto al lino greggio, che viene sottoposto alla pettinatura per separare le fibre lunghe dalle fibre corte e spezzate, che costituiscono la stoppa. I lini si classificano secondo il grado di finezza delle fibre: lini fini, che servono per filati sottili, adatti alla produzione di tele pregiate (tela batista) di pizzi e merletti, lini mezzani che si tessono per tele comuni; lini grossi per tele ordinarie. I tessuti di lino vengono utilizzati per la confezione di biancheria per la casa (tovaglie, lenzuola, asciugamani) e per l'abbigliamento estivo sia maschile che femminile. Essendo una fibra rigida i capi assumono un aspetto stropicciato, caratteristica principale che contraddistingue i manufatti.

Oltre ai tessuti, la stoppa del lino viene utilizzato per la creazione di corda e spago e per la produzione della carta.

Tessuti di lino sono utilizzati nel ricamo a Punto croce e in altri ricami a fili contati. Alle fibre di lino possono essere mischiate fibre di cotone, che danno al tessuto maggiore resistenza e migliore regolarità di trama.

 


ramia (o Ramiè)

 

La ramia è una fibra vegetale usata da migliaia di anni nell'estremo oriente.

È una fibra bianca, fine e lucente. I cinesi la utilizzavano molto tempo prima che il cotone fosse introdotto in oriente. Negli ultimi decenni del XX secolo si è diffuso l'utilizzo anche in occidente, soprattutto mista al cotone; la limitata diffusione in occidente è da imputare principalmente ai suoi costi di lavorazione, soprattutto il costo dovuto alla laboriosa estrazione della filaccia.

I maggiori produttori mondiali sono Cina, Taiwan, Corea, Brasile, Filippine.

Si ricava dai fusti di due specie di piante della famiglia delle Urticacee: Boehmeria nivea (o ramia bianca) e Boehmeria utilis (o ramia verde).

Caratteristiche tessili

La fibra tessile è molto lunga, circa 120 mm con un diametro medio di 50 micron. È morbida, lucente, uniforme, elastica e presenta una buona resistenza alla torsione. Le fibre grezze hanno un colore bianco grigio o verdastro, le digrezzate bianco sericeo. La ramia contiene circa il 60% di cellulosa, il resto sono sostanze gommose e incrostanti; dopo il trattamento di sgommatura, il contenuto di cellulosa può arrivare sino al 95%.

I vantaggi della Ramia:

  • resiste all'attacco di vermi, batteri e muffe
  • estremamente assorbente
  • facilmente smacchiabile
  • resistente a temperature molto elevate
  • non restringe
  • facile da sbiancare

Gli svantaggi della ramia:

  • poco elastica
  • poco resistente all'abrasione
  • aggrinzisce facilmente
  • rigida e fragile

Utilizzo della ramia

La fibra in genere è mescolata ad altre fibre naturali o sintetiche (soprattutto cotone, canapa, lana, seta, viscosa) donando maggiore resistenza e luminosità ai tessuti. È utilizzata principalmente per tovaglie, fazzoletti, tovaglioli, ma anche per cravatte e abiti estivi. È anche usata per reti da pesca e per i cappelli di paglia.

Lavaggio e manutenzione

I tessuti di ramia (o anche misto ramia) possono essere lavati ad acqua o a secco. La stoffa di ramia può essere sbiancata facilmente con candeggina o clorica e sopporta temperature superiori a 100 °C per la stiratura.

Etichettatura tessile sigla RA